Il filosofo, ha detto Edmund Husserl, è un eterno principiante, perché la sua riflessione prende posto nel corso sinuoso delle cose stesse che egli cerca di comprendere. Filosofare significa allenarsi a cogliere il senso di una complessità che chiede di essere ascoltata, di essere posta a tema, e che concorre alla formazione del sapere.
Imparare a filosofare significa sviluppare gli strumenti di pensiero che permettono di identificare o formulare una domanda filosofica, e di argomentare risposte coerenti.
Le domande filosofiche riguardano spesso problemi centrali e comuni, con una vocazione universale. Esse, tuttavia, possono essere avvicinate in modi diversi e producono esiti non definitivi.
I problemi filosofici sono caratterizzati da un movimento di apertura: il filosofo si interroga per produrre delle risposte, ma queste possono e devono essere discusse ancora e di nuovo.
Teniamo conto dell’importante lezione proposta nel corso di una lunga vita filosofica da Edgar Morin, il cui lavoro offre interessanti e importanti motivi di riflessione, evidenziando come una comprensione antropologica autentica richieda la coscienza della complessità delle cose. Il riconoscimento che «c’è dell’incomprensibile», un residuo inesplicabile in ogni conoscenza, non indica una resa alla confusione, alla complicazione, all’incapacità di descrivere, ma, al contrario, vuole sforzarsi di superarle.
Il Laboratorio di Filosofi Apprendisti è uno spazio di riflessione e di confronto, all’interno del quale, in una vera e propria comunità di ricerca, il bambino è stimolato a interrogare la domanda filosofica e ad acquisire e affinare la capacità di pensare la complessità.
